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Ravichandra Centro Studi Ayurveda

LA COSTITUZIONE UMANA SECONDO L’AYURVEDA

“L’uomo è la misura dell’universo. Le differenti entità che sono nell’universo sono anche nell’uomo, come le differenti entità che sono nell’uomo sono anche nell’universo.” Caraka Samhitā, Sarira, IV, 13 e V, 3

Il termine prakruti (o prakriti) è composto dalle parole sanscrite pra, origine, e kruti, movimento, azione, flusso, e indica la forza creativa dell’azione, la sorgente della forma, della manifestazione, degli attributi, della natura. La prakruti è un’indagine preliminare, un processo di individuazione della costituzione umana, sia fisica che psicologica, in base alla combinazione dei dosha, di cui parleremo più avanti. La finalità consiste nel determinare le caratteristiche appartenenti ad uno stato di buona salute. Quando queste indicano, invece, irregolarità e anomalie parliamo di vikruti (o vikriti). L’accertamento dell’una o dell’altra condizione è alla base di ogni trattamento ayurvedico. La costituzione umana, secondo la filosofia ayurvedica, considera l’individuo per la sua caratteristica di unicità, esprimendo diverse valutazioni sulla base dell’espressione dei cinque elementi, panchamahabhuta, di cui sono composti tutti gli esseri non viventi e viventi al momento della nascita: Etere, Aria, Fuoco, Acqua e Terra. Sono questi dunque gli elementi che costituiscono il corpo umano. Prima di esaminare come essi diano vita alle diverse costituzioni, quindi a determinati aspetti caratteriali e manifestazioni di carenze o eccessi nel corpo, è interessante riallacciarsi alla narrazione epica riguardante la loro origine. Furono i rishi, antichi saggi detentori della cultura ayurvedica, a divulgare l’esistenza dei cinque elementi. I rishi inuna raffigurazione d’epoca 16All’inizio del mondo esisteva uno stato di coscienza immanifesto. Da quello stato di coscienza, si rivelarono sottili vibrazioni del primordiale suono aom (om), che molti conoscono come mantra, ovvero come elemento vocale legato alla pratica di alcune discipline orientali. Quella fu la prima vibrazione e in essa si manifestò il primo elemento, l’Etere. Questo elemento cominciò a muoversi e diede origine all’Aria, l’Etere in azione. Il movimento produsse frizione e da qui si generò il calore. Alcune particelle di energia calore si combinarono, formando una luce intensa e in questa si manifestò l’elemento Fuoco. Attraverso il fuoco certi elementi si dissolsero e si trasformarono in liquidi, manifestando l’elemento Acqua e altre ancora si modificarono per formare le molecole della Terra. Quindi l’Etere si manifestò nei quattro elementi: Aria, Fuoco, Acqua e Terra. L’interazione dei cinque elementi e dei tre dosha I cinque elementi sono presenti nella materia, nell’universo, nell’energia che ci circonda. L’uomo è quindi un microcosmo nel macrocosmo della Natura, una sorta di modello in miniatura dell’universo. Ciò che vive nel corpo umano esiste anche nel corpo universale in diversa forma. E sulla base di questa visione olistica, i cinque elementi presenti in tutta la materia esistono anche all’interno di ogni individuo. Microcosmo e Macrocosmo sono un principio unico. Conoscere i cinque elementi e la loro interazione significa conoscere sé stessi. Tale espressione o combinazione di elementi, determinata dal fattore genetico, subisce nel corso della vita continue trasformazioni, in risposta ai cambiamenti che avvengono nell’ambiente e al susseguirsi di eventi e situazioni.

AKASHA

l’Etere
L’Etere manifesta l’idea dello spazio, della comunicazione e dell’espressione. Si rivela negli spazi della bocca, nel naso, nel tratto gastrointestinale, nell’apparato respiratorio, nell’addome, nel torace, nei capillari, nei vasi linfatici, nei tessuti e nelle cellule

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JALA

l’Acqua
Si mostra nelle secrezioni dei succhi gastrici e delle ghiandole salivari, nelle membrane mucose, nel plasma e nel citoplasma. Assolutamente vitale per il funzionamento dei tessuti, degli organi e dei vari sistemi corporei.

VAYU

l’Aria
L’Aria manifesta l’idea del tempo, del cambiamento e fornisce la base per il pensiero. È l’elemento del movimento. All’interno del corpo umano si manifesta nei movimenti più ampi dei muscoli, nelle pulsazioni del cuore, nell’espansione e contrazione dei polmoni e nei movimenti delle pareti dello stomaco e degli intestini. Tutti gli impulsi nervosi del sistema nervoso sono governati dall’Aria corporea.

AGNI

il Fuoco
Il Fuoco manifesta l’idea della luce, della percezione e del movimento. La sua sorgente è nel sistema solare e nella luce del sole stesso. Nel corpo umano la sorgente del fuoco è il metabolismo. Il fuoco si manifesta nell’apparato digerente, nella materia grigia delle cellule del cervello, il Fuoco dà origine all’intelligenza e funge da attivatore nella retina oculare che percepisce la luce. Sono quindi funzioni del Fuoco: la temperatura corporea, la digestione, i processi pensanti, la vista, i processi enzimatici e metabolici. L’Acqua manifesta l’idea della vita, del movimento fluente.

PRITHIVI

la Terra
La Terra manifesta l’idea della forma, della solidità e della stabilità. È lo stato solido della materia. Genera ossa, cartilagini, unghie, muscoli, tendini, pelle, capelli. La sua caratteristica principale è la stabilità, la rigidità. L’elemento Terra costituisce la parte densa, più pesante del corpo; fornisce l’energia necessaria per affrontare le tensioni e gli sforzi della vita.

I cinque elementi si manifestano nel funzionamento dei cinque sensi dell’uomo, perciò sono direttamente in relazione con la capacità di percepire l’ambiente esterno in cui vive. Essi si manifestano anche nelle funzionalità degli organi sensoriali: udito, vista, olfatto, gusto e tatto.

Tipologie costituzionali secondo l’Ayurveda “Tutti e tre i componenti corporei, vata, pitta e kapha, quando sono nel loro stato naturale, contribuiscono al funzionamento delle facoltà sensoriali, a creare forza, aspetto salutare, felicità e lunga vita negli esseri viventi. Come la virtù, la ricchezza e la soddisfazione dei desideri, anche questi componenti corporei, se ben diretti, portano immensa felicità agli esseri viventi nella vita presente e in quella futura. Se d’altra parte questi componenti sono squilibrati, al pari di uno squilibrio nelle stagioni, causano effetti non desiderabili e conseguenze disastrose nella vita degli esseri viventi nel mondo.” Caraka Samhitā, Sutrasthana XII, XIII

Il primo e fondamentale requisito per guarire se stessi è la chiara comprensione di come siamo fatti. Secondo la filosofia ayurvedica esistono tre tipologie costituzionali o principi corporei definiti dosha: vata, pitta e kapha. Le tipologie costituzionali identificate dalla filosofia ayurvedica hanno un’esatta corrispondenza con i criteri di identificazione occidentali. La classificazione di Sheldon 10 , ad esempio, tiene conto dello sviluppo dei tre foglietti embrionali. Dalla predominanza dello sviluppo del foglietto più interno a quello più esterno si manifesteranno caratteristiche somatotipologiche endodermiche, ectodermiche e mesodermiche. Vata, per caratteristiche fisiche e dominanza del sistema nervoso simpatico, corrisponde al tipo ectomorfo, pitta al tipo mesomorfo, kapha al tipo endomorfo. I dosha governano tutte le funzioni biologiche, fisiche e psichiche umane. Sono responsabili delle preferenze dei cibi, delle abitudini, governano la rigenerazione dei tessuti corporei e l’eliminazione dei rifiuti. Sono responsabili delle linee caratteriali e delle prerogative personali dell’individuo, dei processi psichici essendo precursori o inibitori delle emozioni: comprensione e rabbia, sicurezza e paura, divertimento e noia, libertà o dipendenza, ottimismo o pessimismo. Vata, pitta e kapha, parole sanscrite difficilmente traducibili con termini occidentali, rappresentano vere e proprie chiavi per l’autoguarigione.

Ogni individuo è formato dai tre dosha in percentuali differenti tra loro. Pertanto, in base alla predominanza o meno di un dosha sugli altri, possiamo considerare sino a sette diverse tipologie costituzionali. Quando la prevalenza di un dosha appare inconfutabile parliamo di monodosha. Se a contendersi il ruolo dominante vi sono due dosha si utilizza il termine bidosha. Quando la costituzione di un individuo rispecchia una condizione ideale di equilibrio, dove i tre dosha sono presenti in egual misura, parliamo di tridosha. Se vogliamo affinare la nostra ricerca e scendere ancora più in profondità non possiamo tralasciare gli upa dosha, cinque sedi operative da cui ogni dosha parte e svolge il suo compito, raggiungendo tutto l’organismo.

I tre dosha nella loro sede anatomica

Upa Dosha Ognuno dei tre dosha è suddiviso a sua volta in cinque sub-dosha, in sanscrito upa dosha, rispettivamente panchaka vata, panchaka pitta e panchaka kapha. Corrispondono a cinque luoghi di concentrazione dei dosha e ognuno di essi ha una diversa funzione. I panchaka vata sono le cinque arie che stabiliscono l’armonia tra i tridosha producendo un movimento nelle rispettive sedi. Così facendo proteggono gli organi e le funzioni fisiologiche e mantengono l’equilibrio. Compensano i disturbi provocati dagli eccessi di pitta e kapha, come, ad esempio, il muco. Il compito dei panchaka pitta è invece quello di ristabilire concordanza tra i tridosha, producendo calore nelle sedi pertinenti; in tal modo, sostengono gli organi, le funzioni fisiologiche e creano stabilità. Evitano i disturbi provocati da un eccesso di muco di kapha e da un movimento eccedente di vata. Le caratteristiche di kapha sono la stabilità e la struttura; i panchaka kapha sono quindi cinque acque in grado di ripristinare l’equilibrio tra i dosha, producendo sostanze mucose. Scongiurano i fastidi provocati dall’eccesso di calore di pitta, che nello stomaco può provocare ulcere, e da un movimento esagerato di vata che, ad esempio, può accelerare oltremisura il processo digestivo. Andremo ora ad analizzare i singoli dosha al fine di capire come interagiscono tra loro e quanto sia importante scoprire quale sia la nostra costituzione ayurvedica.